Si trasforma in una vera e propria bufera politica e istituzionale lo strappo tra l’esecutivo guidato dal sindaco Giorgio Testore e la consigliera comunale Erminia Ardissino, passata all’opposizione dopo aver lasciato il gruppo di maggioranza «Cigliano Futura». Al centro del contendere ci sono le affermazioni pronunciate dalla consigliera durante la seduta del Consiglio comunale del 28 luglio, in cui rivendicava la paternità della proposta per un museo didattico e interattivo dell’acqua.
La smentita dell’Università di Torino e l’affondo del sindaco
In quell’occasione, la consigliera aveva sostenuto pubblicamente che al progetto avessero collaborato docenti del corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria e che l’Università degli Studi di Torino si fosse offerta di concedere il proprio patrocinio ufficiale all’iniziativa. Tale presa di posizione ha spinto il sindaco Testore a verificare direttamente la documentazione presso i vertici dell’Ateneo torinese. La risposta formale dell’università ha smentito ogni circostanza, chiarendo che non risulta concesso alcun patrocinio né formalizzata alcuna collaborazione istituzionale o attività di ateneo per il museo. Di fronte alla smentita scritta, Testore ha accusato la consigliera di aver millantato in Consiglio comunale circostanze non veritiere, arrivando a sollevare la questione delle dimissioni.
I chiarimenti sugli immobili comunali e sull’ex asilo
Il confronto politico si è esteso anche alle perplessità sollevate in merito alla richiesta di svincolo dalla Soprintendenza per tre edifici comunali, tra cui palazzo municipale e il circolo dei Ronchi. A tal proposito, il primo cittadino ha precisato che si tratta di un’operazione di natura tecnica finalizzata ad assicurare margini operativi per interventi di efficientamento energetico, senza che ciò comporti alcuno stravolgimento della fisionomia architettonica. Sul fronte dell’ex asilo di via San Francesco, Testore ha escluso presunti abbattimenti imminenti o trasformazioni in parcheggi, rimarcando come la sostenibilità finanziaria rappresenti un ostacolo insuperabile a causa dei costi stimati in circa tre milioni di euro per un eventuale recupero complessivo.
Il nodo del Museo dell’Acqua e la questione dei fondi regionali
Nel merito del progetto del Museo dell’Acqua, il primo cittadino ha ribadito che l’iniziativa difetta fin dal principio dei requisiti essenziali, quali la copertura finanziaria, un progetto tecnico e una collocazione adeguata, avvertendo sul pericolo di generare onerose cattedrali nel deserto gravate da costi di gestione insostenibili. Infine, rispetto alla polemica sui presunti centomila euro regionali che l’amministrazione avrebbe lasciato sfuggire, Testore ha chiuso il caso spiegando che si trattava unicamente di una ricognizione preliminare su residui di fondi FSC, a fronte della quale il Comune non disponeva né di progetti né di studi di fattibilità.