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«Lifredi non vive qui, si dimetta per giustizia»

L’affondo del capogruppo di opposizione Sellaro che sottolinea che ha percepito ben 29500 euro da inizio mandato

«Lifredi non vive  qui, si dimetta per giustizia»

In un Consiglio comunale di Crescentino che avrebbe dovuto occuparsi della sicurezza dei cimiteri, proprio a seguito dell’interrogazione presentata dal gruppo di opposizione lo scorso gennaio, Salvatore Sellaro ha scelto di deviare completamente il corso della seduta per sollevare una questione di opportunità politica che non ha trovato interlocutori. Il capogruppo dell’opposizione ha infatti approfittato del momento per sottolineare l’assenza e la gestione dell’assessore Luca Lifredi, ex vicesindaco, evidenziando quello che ritiene un corto circuito tra compensi percepiti e presenza effettiva sul territorio.

L’affondo di Sellaro e la richiesta di dimissioni

Sellaro ha voluto rimarcare la distanza tra chi vive la quotidianità di Crescentino e chi, a suo dire, ne è ormai lontano, utilizzando Pino Pezza come termine di paragone positivo. Le sue parole sono state precise e prive di giri di parole: «È una persona equilibrata, onesta, che si impegna molto e dedica molte ore al Comune. Ecco, lui meriterebbe di essere assessore, questo per garantire un minimum di giustizia ai cittadini. Perché a Crescentino c’è un ex vicesindaco, oggi assessore, che non si vede mai, che da un anno e mezzo non abita più nemmeno a Crescentino ma che dal Comune ha percepito 29.500 euro dall’inizio di questo mandato. Sarebbe corretto da parte sua, nei confronti di chi si alza ogni mattina all’alba per 600 o 700 euro al mese, dimettersi. Ecco, io lo invito a farlo. Sarebbe una buona azione per Crescentino e i suoi abitanti».

Il silenzio della Giunta e le questioni aperte

Nonostante la gravità delle affermazioni e la richiesta esplicita di dimissioni, l’intervento non ha generato alcuna reazione immediata né repliche da parte della Giunta. Questa mancanza di risposte lascia insoluto il quesito posto da Sellaro, il quale continua a chiedersi perché le deleghe di un assessore non più residente in città non vengano affidate a chi, come il presidente del Consiglio Pezza, si trova ogni giorno in strada ad ascoltare e dare risposte concrete ai cittadini. Il caso rimane dunque aperto, ma per ora confinato a una denuncia pubblica rimasta senza eco tra i banchi della maggioranza.