«Siete ancora, oggi come sempre, dei poveri Comunisti»
Norma Cossetto, lo show di Bruno Prestia in Consiglio

Dopo aver «portato a casa» una targa in memoria del Maresciallo Anselmo Rota (che «prima o poi» sarà posta dall’amministrazione comunale immaginiamo nel parco di via Borla) molto probabilmente Bruno Prestia pensava di incassare anche l’intitolazione di una via, piazza o giardino (o anche solo di una targa in qualche ufficio pubblico) a Norma Cossetto, la studentessa universitaria istriana (Medaglia d’oro al merito civile) torturata, violentata e gettata in una foiba dai partigiani di Josip Broz, meglio conosciuto come Maresciallo Tito, nella notte tra il 4 e il 5 ottobre 1943.
«Siete ancora, oggi come sempre, dei poveri Comunisti»
Così (come era avvenuto per la vecchia proposta di Enzo Falbo - Fratelli d’Italia - di una stele a memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo istriano) non è stato, e il Consiglio Comunale di lunedì 24 marzo si è concluso con uno show che resterà a lungo negli annali di Palazzo Santa Chiara.
Se per Veronica Davico (Sinistra Ecologista) «Ogni guerra ha le sue vittime che possono venir torturate» (e quindi «pazienza» per la povera Cossetto), Adriano Pasteris della civica «Noi per Chivasso» ha rimarcato come «Dibattere sulla storia non sia corretto, e portarla in aula la sminuisce. Massimo rispetto per questa donna, ma credo che se vogliamo dare un segnale possiamo farlo in modo più tangibile e meno strumentalizzabile».
Un altro no è arrivato da Stefano Mazzer, capogruppo del Pd (sempre più nelle vesti e nei toni di un politico nazionale piuttosto che un amministratore locale), ma la discussione è finita «in caciara» quando ha ripreso la parola Prestia. Dopo aver risposto alla maggioranza si è alzato in piedi e, sbottonata la camicia, ha mostrato (leggendola) una maglietta con scritto «Siete ancora, ed oggi come sempre, dei poveri comunisti» (parole dedicate all’assessore Fabrizio Debernardi) con tanto di firma e faccione di Silvio Berlusconi, che quella frase l’ha pronunciata veramente a Cinisello Balsamo, durante un comizio per i ballottaggi delle amministrative del 2009.
Apriti cielo.
La reazione di Alfonso Perfetto, presidente del Consiglio Comunale, è stata immediata, e tra il continuo innalzarsi dei toni si è arrivati all’intervento della Polizia Locale per allontanare Prestia dall’aula, che ha ribattuto con un «Se ne avete la forza prendetemi in braccio».
Sinceramente non è stato un bello spettacolo, tra urla sguaiate, toni da «Gomorra» e «Vadi (sic) da un buon insegnante» - frase pronunciata da Perfetto. Così facendo, l’ennesima occasione di dibattito politico si è trasformata in un’arena.
La mozione, ovviamente, è stata bocciata.
«Trovo sinceramente imbarazzante e profondamente discriminatoria - ha poi dichiarato Clara Marta, di Forza Italia - la decisione della maggioranza di non votare a favore della mozione che chiedeva di ricordare Norma Cossetto, una giovane donna italiana barbaramente uccisa nel 1943 e divenuta simbolo delle atrocità subite dagli italiani dell’Istria, della Dalmazia e delle terre dell’Adriatico orientale.
È difficile comprendere, e ancor più giustificare, un simile silenzio istituzionale.
Non è coraggio, e nemmeno coerenza ideologica.
È una rimozione selettiva della memoria, che nega dignità non solo a Norma, ma a tutte le vittime dell’odio e della violenza politica.
Chiedere di ricordare Norma Cossetto non significa riscrivere la storia, ma riconoscere una verità umana: quella di una ragazza di 23 anni, torturata e gettata in una foiba solo per il contesto storico in cui si trovava, per il cognome che portava, per ciò che rappresentava.
Ricordarla oggi non dovrebbe dividere, ma unire.
Non è una battaglia di parte, è un dovere morale.
E allora mi chiedo: che fine fanno tutte le battaglie sbandierate ogni giorno contro il patriarcato? Dove sono finiti i proclami per la difesa dei diritti delle donne, le targhe, le intitolazioni, le campagne di sensibilizzazione?
Per questa donna, Norma Cossetto, non vale nulla di tutto questo? Per lei nessuna memoria, nessuna giustizia, nessun rispetto? Solo perché la sua tragedia mette in discussione una narrazione ideologica che si preferisce non toccare?
Dispiace constatare che chi si riempie la bocca di parole come “diritti”, “parità”, “memoria” e “democrazia” scelga di tacere proprio quando si tratta di fare i conti con una delle pagine più dolorose e spesso dimenticate della nostra storia.
E questo silenzio, oggi, è assordante».