Nei giorni di festa, mentre sui social si rincorrevano foto di brindisi e abbracci, ci sono uomini e donne che non hanno avuto nemmeno il tempo di prendere un caffè.
Parliamo del personale in servizio nel Pronto Soccorso di Chivasso (e lo stesso vale per tutti gli altri ospedali dell’AslTo4, e dell’Italia intera) presi d’assalto da pazienti, di ogni età, contagiati dalla temuta «Influenza Variante K».
L’influenza K fa paura: boom di casi, Pronto Soccorso in tilt
Febbre, dolori muscolari, stanchezza, la corsa del ceppo mutato H3N2, centinaia di nuovi casi ogni giorno che si sono trasformati in un flusso continuo sull’ospedale di via Paolo Regis.
«Nonostante ci sia stata un’iniziale diminuzione dei nuovi casi di sindrome influenzale – ha riferito il direttore del Dipartimento di Emergenza, Paolo Franzese – al momento la pressione sugli Ospedali, per quanto riguarda il fabbisogno di ricoveri, non è ancora diminuita».
Cento pazienti al giorno
I numeri, infatti, parlano chiaro: sala d’attesa piena, più di cento pazienti in Pronto Soccorso, una quarantina di loro in barella e in attesa di ricovero, turni da dodici ore per sopperire a chi, tra il personale, è a casa in malattia. Medici, infermieri e OSS, infatti, non sono immuni da ciò che accade «fuori» dall’ospedale.
Tra le complicanze, la polmonite
Quasi finiti anche i ventilatori polmonari, dato che la «Variante K» può causare complicanze respiratorie come polmoniti. I segnali di allarme che indicano un possibile bisogno di supporto includono difficoltà respiratorie, respiro accelerato, bassa saturazione di ossigeno (<94%), tosse persistente e febbre alta.
Servono posti letto
Sul fronte dei ricoveri la direzione ha di fatto «precettato» ogni letto libero: negli ultimi giorni almeno diciotto pazienti sono stati trasferiti in Medicina, altri sono stati spostati dalla Nefrologia alla Chirurgia per liberare posti, altri ancora hanno trovato un letto in Chirurgia come in Cardiologia.
Un gioco di incastri che conferma (se mai ce ne fosse bisogno) la necessità di una valvola di sfogo in uscita, che nel nostro caso risponde al nome dell’Ospedale di Settimo Torinese.
Ma questa è un’altra storia.
Come affrontare l’infezione
«Tra le misure di prevenzione la vaccinazione, disponibile per alcuni degli agenti patogeni che circolano d’inverno – si legge sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità – è la principale strategia per prevenire il rischio di malattia, ridurre la probabilità di sintomi gravi e complicanze (polmoniti, ricoveri, etc…). Per l’influenza è consigliato una vaccinazione/richiamo annuale, perché per loro natura, i virus influenzali mutano frequentemente. La vaccinazione è raccomandata soprattutto alle categorie fragili (anziani, persone con patologie croniche), e anche a operatori sanitari e caregiver, per ridurre ancora di più il rischio di infezione, ma è consigliata anche al resto della popolazione.
Oltre alle misure farmacologiche (vaccinazione e antivirali), si raccomanda di seguire misure di protezione personali utili per ridurre il rischio di contrarre l’infezione o per evitare di trasmettere il virus ad altri: lavare regolarmente le mani e asciugarle correttamente, osservare una buona igiene respiratoria (ad esempio starnutendo o tossendo in un fazzoletto o nell’incavo del gomito), restare a casa se si presentano sintomi attribuibili a malattie respiratorie febbrili specie in fase iniziale, evitare il contatto stretto con persone con sintomatologia attribuibile all’influenza, evitare di toccarsi occhi, naso o bocca e areare spesso i locali».
Gli antibiotici, poi, non servono: «Assumerli senza indicazione medica non solo è inutile, ma può contribuire a favorire la resistenza batterica, rendendo più difficile curare eventuali infezioni future. È importante usarli solo quando il medico li prescrive per infezioni batteriche confermate».
Marco Bogetto