Il gran finale del nostro gioco sondaggio è ormai alle porte e l’emozione inizia a farsi sentire. Infatti, il 20 maggio è il giorno in cui verrà pubblicato l’ultimo e decisivo tagliando per votare i vostri campioni preferiti. Mancano quindi soltanto due settimane per far sentire la propria voce, raccogliere le schede e provare a cambiare l’ordine della classifica, che si fa ogni giorno più incandescente.
Pallone d’oro, l’intervista a Matteo Caserta
Per Matteo Caserta il calcio è una cosa semplice: impegno, voglia di migliorarsi e tanto divertimento. Cresciuto con il pallone tra i piedi nel parchetto sotto casa, oggi Matteo è diventato un punto di riferimento per la Crescentinese, portando in campo la serietà di chi non si tira mai indietro. In questa chiacchierata, ci racconta come è nata la sua passione grazie al papà e cosa prova ogni volta che scende in campo. Non aspettatevi grandi giri di parole: Matteo è uno che bada ai fatti. Preferisce un salvataggio sulla linea a un gol spettacolare e vive ogni partita con un piccolo rito scaramantico e tanta grinta.
Qual è il primo ricordo che hai con un pallone tra i piedi e chi ti ha trasmesso questa passione?
« Mi ricordo che da piccolo giocavo nel parco giochi sotto casa mia, lì ho iniziato a prendere confidenza con il pallone. La persona che mi ha trasmesso la passione per il calcio è stata mio padre, grazie a lui ho cominciato a guardare le partite e ad affezionarmi».
Ti ricordi la tua primissima partita ufficiale? Cosa hai provato quando hai indossato la maglia della squadra per la prima volta?
«Non ho ricordi nitidi, ma sicuramente ricordo che fu un’emozione immensa, entravo in campo spensierato e con l’unico obiettivo di divertirmi».
Se dovessi descriverti come calciatore usando solo tre aggettivi, quali sceglieresti?
«Serio, disponibile e voglioso».
Hai qualche gesto scaramantico o una routine particolare che ripeti sempre prima di entrare in campo?
«Si, salto in alto a piedi uniti prima che l’arbitro fischi l’inizio del primo e del secondo tempo».
Qual è stata la partita più difficile che hai giocato finora e cosa ti ha insegnato, al di là del risultato finale?
«La partita più difficile è sofferta è stata contro i diavoletti a Vercelli, penso per l’impatto della gara, dato che incontravamo la seconda, e per la fase cruciale della stagione».
Se potessi rubare una qualità tecnica a un grande campione del presente o del passato, quale sceglieresti e perché?
«La lettura di gioco di Maldini».
Per te è più gratificante segnare un gol spettacolare o fare un recupero difensivo o un assist decisivo?
«Dato il mio ruolo, sicuramente un intervento difensivo mi gratifica di più, mi alza l’autostima, anche se un gol spettacolare mi renderebbe molto fiero».
Cosa ti pesa meno fare per il calcio, tra i tanti sacrifici richiesti?
«Il calcio mi toglie dei pesi, faccio tutto quello che serve senza esitare ».
Qual è il consiglio più prezioso che un tuo allenatore ti ha dato finora e che porti sempre con te?
«Il mio vecchio allenatore Claudio Fiorentino mi ha insegnato talmente tante cose che faccio fatica ad elencarle».
Se segnassi il gol vittoria nella finale del tuo torneo dei sogni, come esulteresti? Hai già un’esultanza “marchio di fabbrica”?
«Penso che correrei verso la curva normalmente».