Marco Riva Cambrino, attivista e socialista chivassese, interviene con una dura riflessione a margine dell’ultimo Consiglio Comunale.
Marco Riva Cambrino: “Teatro e sociale, rigore a giorni alterni”
“C’è una domanda semplice che andrebbe posta senza infingimenti: quando si parla di soldi pubblici, il principio vale sempre o solo quando conviene?
Nel bilancio 2026 del Comune di Chivasso troviamo una voce chiara: 46.000 euro per l’inaugurazione del Teatro Cinecittà. A questa cifra si sommano le spese di assistenza, pulizia, illuminazione e iniziative culturali collegate. Il perimetro diretto dell’operazione supera i novantamila euro. Nessuno mette in discussione il valore della cultura, né l’importanza di un teatro per una città come Chivasso. Sarebbe un errore e sarebbe intellettualmente disonesto. Il punto non è cultura contro sociale. Il punto è la proporzione. E soprattutto la coerenza.
Nell’ultimo Consiglio Comunale del 10 febbraio 2026 il capogruppo di “Noi per Chivasso” ha tenuto un intervento severo sul presunto sperpero di denaro pubblico nei servizi sociali. Ha parlato di eccessi, di spese fuori controllo, di soldi dei cittadini da tutelare con rigore quasi notarile. Parole nette, perentorie, cariche di moralismo contabile. Parole che avrebbero un peso, se fossero applicate con lo stesso metro a ogni capitolo di bilancio.
Perché nello stesso documento contabile leggiamo 75.240 euro per contributi a sostegno del riscaldamento delle famiglie in difficoltà, 25.000 euro per l’eliminazione delle barriere architettoniche, 12.000 euro per agevolazioni sull’addizionale IRPEF e appena 2.000 euro per il progetto di autobus a chiamata per disabili e anziani. Qui il bilancino è diventato microscopico. Qui ogni euro viene passato al setaccio. Qui si evoca la responsabilità verso i contribuenti. Poi, quando si tratta di un’inaugurazione, il tono cambia, la severità si attenua, la prudenza evapora.
Non è una questione di 46.000 euro in sé. È una questione di credibilità politica. Se si invoca il rigore per i servizi sociali, lo si deve invocare anche per le operazioni di immagine. Se si parla di “soldi dei cittadini”, quei soldi restano dei cittadini anche quando servono a illuminare un palcoscenico. Altrimenti non siamo davanti a un principio, ma a una doppia morale.
Viene allora da chiedersi se davvero si stia difendendo un principio oppure se si stiano coltivando ambizioni e interessi indicibili. Un teatro può diventare un volano culturale, certo. Ma un’inaugurazione può facilmente trasformarsi in un’operazione simbolica, in una passerella, in un evento pensato più per l’ego che per la comunità. Forse questa volta si sta esagerando nel voler soddisfare l’ego spropositato di qualcuno. Forse si sta confondendo l’interesse pubblico con l’autopromozione. E quando l’immagine pesa più del trasporto per i disabili, qualche interrogativo legittimo si impone.
E Sinistra Ecologista? Qui il silenzio pesa più delle parole. Chi dovrebbe presidiare con maggiore forza le priorità sociali sembra limitarsi a reggere la candela, pur di restare in una coalizione che non so se lo sia mai stata davvero, ma che oggi non può più dirsi né di centrosinistra né progressista. Perché una coalizione progressista non si definisce per etichetta, ma per le scelte di bilancio, per la gerarchia dei valori che mette nero su bianco.
Mi riconosco in una tradizione socialista che parla di libertà, dignità e responsabilità. Libertà non come licenza di spendere per l’immagine, ma come capacità di scegliere priorità giuste. Dignità come diritto esigibile per chi fatica a pagare il riscaldamento o a superare una barriera architettonica. Responsabilità come dovere politico di rendere conto delle proporzioni, non solo delle cifre. Il socialismo non chiede il permesso, ma pretende coerenza.
Quando si stigmatizza la spesa sociale e si ammorbidisce il giudizio su una spesa simbolica, non siamo davanti a una divergenza tecnica. Siamo davanti a una scelta politica. E allora torna alla mente Dante: “Poscia, più che ’l dolor poté ’l digiuno”. Non è il dolore delle contraddizioni a muovere certe decisioni. È la fame di restare al tavolo.
I cittadini di Chivasso hanno il diritto di sapere non solo quanto si spende, ma perché e con quale scala di priorità. Il teatro può essere una ricchezza per la città, ma la morale pubblica non può essere a geometria variabile. Se il rigore vale per i servizi sociali, deve valere anche per le passerelle. Diversamente, non stiamo difendendo un principio. Stiamo difendendo qualcos’altro.