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Morto Domenico Belfiore, mandante dell’omicidio del Giudice Caccia

Nel 1993 venne condannato all'ergastolo come mandante dell’omicidio del giudice Bruno Caccia. Malato da tempo, era in ospedale a Chivasso

Morto Domenico Belfiore, mandante dell’omicidio del Giudice Caccia

Malato da tempo, Domenico Belfiore (esponente di spicco dell’omonima famiglia ‘ndranghetista), 74 anni, è morto ieri all’ospedale di Chivasso. Nel 1993 venne condannato all’ergastolo come mandante dell’omicidio del giudice Bruno Caccia. Al momento non è nota la data dei funerali.

Morto Domenico Belfiore, mandante dell’omicidio del Giudice Caccia

Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Torino, il 26 giugno del 1983 Bruno Caccia viene assassinato in via Sommacampagna a Torino, a pochi metri di distanza dalla sua abitazione.
Secondo quanto ricostruito nei vari processi, l’omicidio avvenne su mandato di Domenico Belfiore, al vertice della malavita calabrese sotto la Mole, in seguito alle indagini di Caccia sui traffici della ‘ndrangheta,

Cascina Caccia

Il nome di Domenico Belfiore è legato in modo indissolubile a “Cascina Caccia”. Come si legge sul sito internet della struttura,

“Cascina Caccia è diventata un simbolo della lotta alle mafie nel Nord Italia, ma ancora di più, un simbolo di luce e di riscatto. Il bene apparteneva alla famiglia ‘ndranghetista di Domenico Belfiore, reggente di una vera e propria associazione mafiosa che da sola controllava e gestiva il traffico di stupefacenti, l’usura, i sequestri di persona, il gioco d’azzardo e le scommesse in tutta l’area metropolitana di Torino. Domenico venne condannato all’ergastolo nel 1993 come mandante dell’omicidio di Bruno Caccia.

Le redini degli affari di famiglia passarono quindi nelle mani del fratello minore di Domenico, Salvatore, per tutti Sasà, a sua volta arrestato per narcotraffico nel 1994 e condannato con l’aggravante dell’associazione mafiosa: le indagini patrimoniali che seguirono a questo secondo arresto portarono al decreto di confisca dei beni della famiglia Belfiore. Siamo nel 1996, ma solo nel 2007 i Belfiore lasciarono la proprietà permettendone il riutilizzo sociale previsto dalla legge. In questo lasso di tempo la famiglia cercò di ostacolare la confisca con una doppia campagna di raccolta firme nel paese.

La situazione divenne grave a tal punto che venne nominato un Prefetto ad acta che insieme alla coraggiosa azione dell’Amministrazione Comunale di San Sebastiano da Po ha infine permesso nel 2007 l’assegnazione del bene al Gruppo Abele, che ha poi affidato la gestione del progetto all’Associazione ACMOS nel 2008. Oggi Cascina Caccia è un bene aperto al pubblico ed è animata dalla comunità di residenti che abitano l’ultimo piano dello stabile principale”