Il caso

Unione dei Comuni, la proposta (bocciata) della minoranza di Brusasco

L'idea dell'unione tra i Comuni di Brusasco, Cavagnolo e Brozolo, era stata portata avanti anche dalla minoranza di Brusasco

Unione dei Comuni, la proposta (bocciata) della minoranza di Brusasco

L’idea dell’unione tra i Comuni di Brusasco, Cavagnolo e Brozolo, era stata portata avanti anche dalla minoranza di Brusasco (Anna Marolo, Carlo Giacometto e Daniele Testore) nel corso dell’ultimo Consiglio Comunale. Una mozione poi bocciata dalla maggioranza guidata dal sindaco Giulio Bosso.

Unione dei Comuni, la proposta (bocciata) della minoranza di Brusasco

Ecco il testo della mozione.

 

Brusasco, 21 Aprile 2026
Al Sindaco di Brusasco (TO)
Al Segretario comunale
LORO SEDI
MOZIONE COME ATTO DI INDIRIZZO
(ai sensi dell art 39 del Regolamento del Consiglio Comunale)
Oggetto: 2027, l’anno giusto per la fusione Brusasco-Cavagnolo
Premesso che:
• nel 1927 i Comuni di Brusasco, Cavagnolo, Marcorengo e Brozolo furono uniti in un
unico Comune denominato Brusasco-Cavagnolo;
• nel 1957 Cavagnolo si separò, mentre Marcorengo rimase frazione di Brusasco (Brozolo
era diventato ente autonomo nel 1948);
• a distanza di quasi settant’anni da quell’ultima divisione, le due comunità di Brusasco e
Cavagnolo restano fortemente integrate dal punto di vista territoriale, economico e sociale,
rendendo oggi anacronistica l’attuale separazione amministrativa.
Considerato che:
• la normativa statale (art. 15 del D.Lgs. 267/2000 e successive modifiche, con le
proroghe che estendono il beneficio fino a 15 anni complessivi per le fusioni realizzate a
decorrere dal 1° gennaio 2014) prevede un contributo straordinario erariale commisurato
al 60% dei trasferimenti erariali attribuiti nel 2010, nel limite massimo di 2 milioni di euro
annui; per un nuovo Comune delle dimensioni di Brusasco e Cavagnolo (circa 3.800
abitanti complessivi) ciò può tradursi in qualche centinaia di migliaia di euro annui per un
periodo fino a quindici anni (si ricorda, a tal proposito, che i trasferimenti erariali
complessivi dei due Comuni nel 2010 hanno superato abbondantemente un milione di
euro, fonte: www.finanzalocale.interno.gov.it);
• la normativa regionale (L.R. 51/1992, art. 11 della L.R. 11/2012 e D.G.R. 52-3790/2016)
riconosce altresì al nuovo Comune frutto di una fusione una somma una tantum per le
spese di riorganizzazione e contributi annuali per almeno cinque anni, pari alla media dei
trasferimenti regionali triennali pre-fusione incrementata del 50%; a titolo di esempio, per
realtà analoghe tali incentivi comportano tipicamente decine di migliaia di euro una tantum
e un contributo annuale aggiuntivo di alcune decine di migliaia di euro;
• tali risorse, unitamente alle economie di scala nella gestione unitaria di servizi, uffici e
personale, alla maggiore capacità negoziale con Stato e Regione e alla riduzione dei costi
di funzionamento, consentirebbero di rafforzare significativamente le finanze comunali,
migliorare l’efficienza amministrativa e garantire servizi di qualità superiore ai cittadini,
scongiurando eventuali aumenti della tassazione locale, e anzi, aprendo spazi finanziari
per la loro riduzione.
Rilevato che:
• l’attuale frammentazione comporta duplicazione di costi, minore efficienza gestionale e
spreco di risorse che potrebbero essere destinate allo sviluppo del territorio, nonostante il
fatto che alcuni servizi siano gestiti in forma associata;
• la procedura di fusione prevede i seguenti passaggi obbligatori e realizzabili in tempi
compatibili con le elezioni amministrative del 2027:
1. approvazione di delibere di indirizzo da parte dei Consigli Comunali di Brusasco e
Cavagnolo;
2. richiesta congiunta alla Regione Piemonte per l’indizione del referendum consultivo;
3. approvazione da parte del Consiglio Regionale della legge che indice il referendum;
4. celebrazione del referendum consultivo durante la “finestra” autunnale 2026;
5. approvazione, in caso di esito favorevole, della legge regionale istitutiva del nuovo
Comune;
• avviando con immediatezza l’iter, è pertanto concretamente possibile concludere tutte le
fasi entro il 2026 e presentarsi alle elezioni amministrative della primavera 2027 con un
unico voto per il nuovo Comune unificato, evitando doppie campagne elettorali, doppi costi
e inutili discontinuità amministrative;
il Consiglio comunale di Brusasco impegna il Sindaco e la Giunta:
• a promuovere con immediatezza l’avvio delle procedure di fusione con il Comune di
Cavagnolo, attivando tutti i canali istituzionali necessari;
• a convocare, entro 20 giorni dall’approvazione della presente mozione, un incontro
formale e congiunto con il Sindaco e i Capigruppo consiliari di Cavagnolo per concordare
una delibera parallela di indirizzo;
• a predisporre e trasmettere alla Regione Piemonte, entro 60 giorni, la richiesta di
indizione del referendum consultivo, corredata di relazione tecnica, analisi economica
dettagliata dei benefici attesi (inclusi i contributi statali stimabili in decine di migliaia di euro
annui per fino a 15 anni e quelli regionali una tantum e annuali) e progetto di statuto del
nuovo Comune;
• a relazionare puntualmente il Consiglio Comunale sullo stato di avanzamento della
procedura con cadenza bimestrale e, in ogni caso, prima di ogni passaggio rilevante a
livello regionale.
Si chiede la discussione e la votazione al primo Consiglio Comunale utile.
Anna MAROLO (Capogruppo)
Carlo GIACOMETTO
Daniele TESTORE

La risposta della maggioranza Bosso

Questo il testo della risposta della maggioranza guidata dal sindaco Giulio Bosso:

“La mozione presentata dalla minoranza in merito alla proposta di fusione tra i Comuni di Brusasco e Cavagnolo rappresenta un tema importante e delicato, che merita rispetto e approfondimento, ma anche i giusti tempi attuativi ed una puntuale e corretta informazione alla popolazione.

Innanzitutto, i tempi risultano oggettivamente troppo stretti. Un processo di fusione richiede studi approfonditi, valutazioni tecniche, analisi economico-finanziarie e, soprattutto, un percorso di condivisione con la cittadinanza. Non è un passaggio che può essere affrontato in modo affrettato o nelle fasi finali di un mandato amministrativo o con un atto del consiglio di uno dei due Comuni, senza averlo concordato con l’altro.

In secondo luogo, riteniamo limitativo circoscrivere il ragionamento ai soli due Comuni indicati. Il tema delle fusioni e delle aggregazioni territoriali potrebbe, e forse dovrebbe, coinvolgere un’area più ampia, considerando dinamiche territoriali, servizi condivisi e prospettive di sviluppo che vadano oltre i confini di due singole realtà: in tal senso, a livello informale, sono stati avviati contatti anche con altre Amministrazioni.

C’è poi un aspetto fondamentale: un percorso di questo tipo deve nascere dal basso. Deve essere il risultato di un’esigenza sentita dalle comunità, dai cittadini, dalle realtà associative ed economiche del territorio. Non può essere una decisione calata dall’alto o avviata esclusivamente da una amministrazione, senza un adeguato coinvolgimento e senza un chiaro mandato popolare.

Infine, non possiamo ignorare il fatto che entrambe le amministrazioni sono prossime alla scadenza del proprio mandato. Avviare oggi un percorso così rilevante significherebbe impegnare in modo significativo ed irreversibile le future amministrazioni su una scelta strategica che richiede piena legittimazione politica e temporale.

Per tutte queste ragioni, pur riconoscendo l’importanza del tema e la necessità di riflettere sul futuro degli enti locali, riteniamo che questa mozione non possa essere approvata in questa sede e in questo momento.

Rimaniamo comunque disponibili, con l’insediamento delle nuove amministrazioni, nella primavera 2027, ad avviare un confronto più ampio, partecipato e strutturato su questi temi, coinvolgendo il territorio e le comunità in modo adeguato”.