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Torino-Aosta, ipotesi tunnel sotterraneo tra Montanaro e Chivasso

RFI inserisce la "bretella Est" nel piano di fattibilità. Contrarietà di pendolari e assessori per i costi miliardari

Torino-Aosta, ipotesi tunnel sotterraneo tra Montanaro e Chivasso

Un tracciato interamente sotterraneo tra le stazioni di Montanaro e Chivasso per ridisegnare il futuro della linea Torino-Aosta, tagliando poi fuori la Stazione di piazza Garibaldi. È questa la clamorosa ipotesi progettuale – la cosiddetta «bretella Est» – inserita da RFI nel DOCFAP (Documento di Fattibilità Tecnico-Economica) per il raddoppio selettivo della linea.

Dettagli del progetto ed eliminazione dei colli di bottiglia

Un’opera tanto avveniristica quanto discussa che, se da un lato promette di eliminare i colli di bottiglia e tagliare i tempi di percorrenza evitando l’inversione di banco (il cambio di direzione dei treni) a Chivasso, dall’altro ha già sollevato forti perplessità sul territorio per via di costi stimati nell’ordine dei miliardi di euro. Il progetto è emerso chiaramente durante un recente incontro ad Ivrea, dove l’ingegner Michele Rabino, responsabile sviluppo infrastruttura area nord ovest di RFI, ha confermato che il documento finale con le alternative progettuali vedrà la luce entro la fine di quest’anno.

Gli obiettivi di RFI e le reazioni dei rappresentanti locali

L’obiettivo strategico di RFI, attraverso la redazione del DOCFAP, resta quello di mettere a confronto diverse soluzioni per individuare l’alternativa più vantaggiosa per la collettività in termini di rapporto costi/benefici, impatto ambientale e sostenibilità. I diversi scenari sul tavolo dovranno rispondere ai modelli di servizio concordati con le Regioni Piemonte e Valle d’Aosta. In questo contesto, la «lunetta di Chivasso» e la galleria sotterranea della bretella Est rappresentano le risposte tecniche per velocizzare la tratta. Tuttavia, la prospettiva di un lungo tunnel sotterraneo ha gelato l’entusiasmo dei rappresentanti locali presenti al tavolo, tra cui gli assessori regionali ai Trasporti Marco Gabusi (Piemonte) e Luigi Bertschy (Valle d’Aosta).

Le preoccupazioni dell’Associazione Utenti della ferrovia

L’Associazione Utenti della ferrovia Chivasso-Ivrea-Aosta, per bocca dei portavoce Mirko Franceschinis e Agostino Petruzzelli, aveva espresso immediata preoccupazione per la sostenibilità finanziaria dell’opera, ringraziando comunque il sindaco di Ivrea Matteo Chiantore per aver promosso il confronto: «Quasi tutti i tratti di linea indicati per i raddoppi avrebbero costi di realizzazione estremamente gravosi sia dal punto di vista delle risorse economiche, sia da quello dell’impegno progettuale. Raddoppiare in galleria o in tratte complesse come quella tra Mercenasco e Caluso costerebbe miliardi. Chiediamo soluzioni credibili e sostenibili».

La proposta pragmatica dei pendolari

I pendolari hanno proposto un approccio decisamente più pragmatico. Dati alla mano, secondo RFI il costo del raddoppio in superficie nelle tratte «facili» (prive di ponti o gallerie da adeguare) è di circa 6 milioni di euro al chilometro. L’associazione ha chiesto quindi di dare priorità assoluta a due segmenti, la Chivasso – Caluso e la Strambino – Ivrea. L’Associazione, attiva nella battaglia per l’ammodernamento della linea fin dal 1987, teme che l’inserimento di progetti troppo complessi e costosi possa paralizzare l’intero iter, ricordando come in passato altre idee «faraoniche» – come il traforo ferroviario tra Aosta e Martigny – siano rimaste solo sulla carta. Mentre l’elettrificazione della tratta Ivrea-Aosta si avvia verso la conclusione, la richiesta del territorio a RFI è netta: il DOCFAP non deve diventare un libro dei sogni, ma deve contenere alternative concrete per migliorare da subito l’affidabilità del servizio per la popolazione canavesana e valdostana.