L'analisi

Quel filo sottile lungo 1300 chilometri che nessuno riesce a spezzare

Da "Rinaldino" a "Turi Malavita", perché vengono tutti a vivere a Chivasso? Una fitta rete di omertà, protezione, lavoro e "amori"

Quel filo sottile lungo 1300 chilometri che nessuno riesce a spezzare

Venti volte. Questo è il numero in cui «Chivasso» compare nelle 2526 pagine della «Richiesta per l’applicazione di misure cautelari personali» a firma dei Sostituti Procuratori della Repubblica di Catanzaro Corrado Caputo e Annamaria Frustaci (con il visto dell’allora Procuratore della Repubblica Nicola Gratteri), documento alla base dell’operazione della scorsa settimana.

Quel filo sottile lungo 1300 chilometri che nessuno riesce a spezzare

Poche, se si pensa al numero di fogli, tantissime, considerando che i fatti contestati sono avvenuti a 1300 chilometri da qui.
Il punto, come abbiamo già avuto occasione di scrivere in più occasioni, è che Chivasso è diventato (sì, lo è, anche se per qualcuno di «certe cose» è sempre meglio non parlarne) il «buen retiro» per chiunque sia «costretto», o «obbligato» a cambiare aria.

E così, quelle venti citazioni descrivono una realtà diametralmente lontana da quella che si cerca di coprire con marce o convegni. La ’ndrangheta a Chivasso c’è, cresce e si sostenta anche grazie a chi è convinto che siano tutte esagerazioni dei giornali, per vendere qualche copia in più.

Vengono tutti a Chivasso

Ma basta tornare alle carte per avere la conferma di come a Chivasso vi sia una delle nove «Locali» attive nel torinese, o come chivassese sia la fidanzata di Rinaldino Loielo. Un cognome, quello della ragazza, che si ripete due volte nell’elenco degli arrestati, mentre in viale Vittorio Veneto vive un ragazzo, classe 1999, con precedenti per furto e un legame profondo con tal Nazareno Emanuele, detto «Tore», ora indagato per ricettazione, e con Luca C. e Caterina S., coinvolti nell’operazione «Rinascita – Scott» condotta dalla Procura della Repubblica di Catanzaro.

E ancora, a Chivasso in passato si sarebbe trasferito anche Salvatore Emmauele, detto «Tore u Cuturaru» o «Turi Malavita», classe 1994 (anche lui tra gli arrestati), che per «Recuperare del danaro contante necessario a poter affrontare il viaggio in autovettura dal suo paese di origine, ovverosia da Gerocarne, al predetto centro piemontese, fa esplicito riferimento alla disponibilità di un’arma che intende vendere per il medesimo scopo». In via Settimo, sarebbe andato a vivere con una ragazza dallo stesso cognome del giovane citato nel paragrafo precedente.

Ancora un caso?
Diventa dura crederlo, soprattutto se si pensa ad altre parentele che legano (tramite mogli e compagne) la famiglia Lazzaro (Bruno, residente a Chivasso, e Salvatore, arrestato in città e poi ucciso in Calabria dove stava scontando i domiciliari) alla famiglia di Rinaldino Loielo.
Legami di sangue, un sangue che scorre a fiumi da trent’anni a 1300 chilometri da qui ma che non cessa di sporcare anche Chivasso tra amori, case in affitto e lavoro, quel lavoro che per gli «altri» spesso manca.
E noi, continueremo a raccontarlo.