Era il febbraio del 2012 quando i carabinieri di Chivasso, coordinati dall’ora Colonnello Dario Ferrara, avevano fatto scattare le manette ai polsi di Salvatore Lazzaro, 23 anni, eseguendo un fermo di polizia giudiziaria a firma del pm Antonio Rinaudo, del Tribunale di Torino. Le accuse, spaccio di hashish e cocaina, con clienti nella «Chivasso bene».
La Faida delle Preserre Vibonesi: origini ed evoluzione
Poco più di un anno dopo, Salvatore Lazzaro (fratello di Bruno, arrestato nel corso dell’operazione dei Carabinieri di mercoledì scorso) era stato ammazzato a fucilate nella sua casa di località Fago Savini di Sorianello, in provincia di Vibo Valentia, dove stava scontando gli arresti domiciliari. Stava guardando la televisione quando qualcuno, dalla finestra, gli aveva sparato con un’arma caricata a pallettoni colpendolo alla testa e al torace.
Salvatore Lazzaro era arrivato a Chivasso per lavorare come ambulante nell’attività di una cugina (stesso settore che – un caso? – vedeva impegnato – per conto proprio – Rinaldo Loielo, pure lui da una settimana in carcere), anche se secondo gli inquirenti che lo avevano arrestato nel 2012 non era «da poco» la sua attività di spaccio.
Secondo le cronache calabresi, l’agguato che era costato la vita a Salvatore Lazzaro era legato alla cosiddetta faida delle Preserre Vibonesi, o meglio il territorio di Fago Savini a cavallo tra Sorianello e Gerocarne.
E l’operazione di pochi giorni fa ha permesso di ricostruire, sul piano della gravità indiziaria, il tentativo della ’ndrina Loielo di riacquisire il controllo criminale dell’area delle Preserre vibonesi in cui, dal 2002, era egemone la ’ndrina facente capo alla famiglia Emanuele a seguito degli omicidi di Giuseppe e Vincenzo Loielo, esponenti dell’omonima cosca.
Un particolare che non è stato ancora chiarito è perché la faida delle Preserre abbia questo legame così profondo con Chivasso, come se la città dei Nocciolini sia diventata un «porto sicuro» per chi deve sparire dal Vibonese.
Sempre per fatti avvenuti nelle Preserre, nel 2024 erano finiti in carcere i brandizzesi Francesco Maiolo, classe 1983, e Giuseppe Taverniti, del 1977.